I nuovi idoli – Il dio Lamento

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“Voglio dimenticare il mio lamento,

deporre quest’aria triste e rasserenarmi” (Gb 9,27)

 

Iniziamo presto al mattino celebrare il culto del dio Lamento: alla sveglia che suona, alla giornata che ci attende, alla pioggia se c’è la pioggia, al sole se c’è il sole… Tutta la nostra giornata è scandita dal rito del lamento, da una litania al nostro Idolo. Non c’è ambito che non venga travolto e coinvolto: la politica, l’inquinamento, il coniuge, il lavoro, lo sport, i mezzi pubblici… Fossimo così accorti nel coinvolgere la nostra fede anche in ogni ambito del vivere umano!

Ovvio che sto parlando del lamento come stile di vita e non dello sfogo dopo un momento difficile, una disillusione, un’ingiustizia (sociale o personale), un momento di debolezza. Sto parlando di quel dio Lamento che ci fa indugiare in dettagli (impedendoci di vedere la trama complessa della realtà), che ci compiace, che ci appaga.

Il dio Lamento è realmente un idolo subdolo che ci impedisce di vivere cristianamente, che ci acceca di fronte al volto del Dio Vivente. Il dio Lamento ci presenta il male come male ineluttabile, che ci sovrasta, impersonale. E se 1Cor 12,2 ci ricorda di non lasciarsi trascinare dagli “idoli muti”, è bene ricordare che il dio Lamento ci rende non solo muti, ma anche ciechi e sordi.

 

1. Il dio Lamento ci rende ciechi perché appiattisce tutto il tempo, nostro e della storia, nella visione del Kronos e ci impedisce ci viverlo come Kairos. Peccato che il Kronos stritoli quello che egli stesso genera, mentre il Kairos è il tempo propizio, il tempo di Dio, il tempo che ci fa vivere e gustare con occhi nuovi l’esperienza di Kronos.

2. Il dio Lamento, appiattendoci su un male impersonale, ci rende sordi perché impedisce di assumerci le nostre responsabilità e quindi ci rende indifferenti alla dialettica vocazionale di chiamata e risposta, responsoriale, centrale nel messaggio cristiano (ma anche ebraico).

3. Infine il dio Lamento ci rende muti perché ci introduce in una dinamica profondamente anti-Eucaristica. Innanzi tutto perché è chiaro come ci impedisca di dire “grazie”, di accorgerci della gratuità in cui siamo totalmente immersi, di cogliere il bello che è intorno a noi. E poi perché nega profondamente la Presenza Reale di Gesù Cristo dichiarando, implicitamente, la presenza reale del male o quanto meno della noia, dell’inutile.

 

Il dio Lamento non è un dio distratto. Al contrario: sa bene come conquistare sempre più spazio nella nostra vita, sa bene come intrufolarsi nei nostri pensieri, sa bene come condizionare le nostre abitudini. Ma è anche un dio permaloso: se non lo si compiace, se gli si girano le spalle, se si interrompe il suo culto, egli cerca nuovi adepti, nuovi adoratori. E i nostri occhi, bocche e orecchi possono nuovamente mettersi in cerca, grata e attenta, del Dio Vivente.

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