Ma essere minoranza è una grande chance per il cristianesimo

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È solo nella centralità del mistero che la religione si deve rigenerare. Non per coltivare di nuovo ambizioni di primato

Già nel 1929 il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, teologo e scienziato, scriveva: «La Chiesa continuerà a declinare finché non si sottrarrà al mondo fittizio della teologia verbale, del sacramentalismo quantitativo e delle devozioni eteree di cui ama circondarsi”. A distanza di quasi un secolo il cardinale Carlo Maria Martini nell’ ultima intervista dell’ agosto 2012 dichiarava: «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni ». Molti altri teologi e teologhe hanno interpretato il nostro tempo all’ insegna di questo continuo declino della credenza e della pratica ecclesiastica, un fenomeno sotto gli occhi di tutti se appena si considera la condizione delle nostre chiese, che nel passato non bastavano a contenere i fedeli e che ora sono spesso chiuse e quando aprono raramente fanno il «tutto esaurito». Né la situazione migliora per i monasteri, i conventi, i seminari e le cosiddette vocazioni.

Il fatto è che la condizione della religione istituzionale in Occidente è una sola: la decadenza. In questa prospettiva il dato veramente sorprendente dell’ inchiesta al centro di questa pagina non è che il 28 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 29 anni si dichiari non-credente, ma che vi sia ancora oggi nel nostro paese un 72 per cento di giovani che dichiara di credere in Dio. Ma davvero? Così tanti? E per quanto tempo ancora i credenti saranno maggioranza tra i giovani? Ma poi, è davvero così importante per la fede essere maggioranza?

In realtà il cristianesimo ha dato il meglio di sé quando era minoranza, mentre i grandi numeri lo condussero all’ abbraccio fatale con l’ Impero iniettandogli il virus del potere e trasformandolo da mite religione di Gesù in apparato di controllo dei corpi e delle anime. Oggi il potere in Occidente ha sempre meno bisogno della religione e anche per questo essa perde consensi. Ma cos’ è veramente in gioco in questa perdita? Una scomparsa della spiritualità o un suo rinnovamento all’ insegna della libertà? Homo sapiens è sempre stato homo religiosus, il pagano Plutarco diceva che «la fede è innata nel genere umano sin dal suo primo apparire».

Perché questo legame tra religione e origine dell’ uomo? A questa domanda si può rispondere in due modi: 1) perché l’ umanità era in una condizione di immaturità, che però con il progredire della conoscenza viene meno segnando la fine della religione; 2) perché l’ umanità è strutturalmente religiosa, sapiens produce sempre religio, cioè consapevole e amorevole unità con la logica cosmica (a cui in Occidente ci si riferisce tradizionalmente dicendo Dio e in altre culture in altro modo).

Si tratta di due diverse filosofie di vita: la prima all’ insegna dell’ enigma, la seconda all’ insegna del mistero. Enigma rimanda a un problema intellettuale da risolvere, mistero a una più ampia condizione dell’ esistenza da non risolvere intellettualmente ma da sperimentare esistenzialmente come abbandono e fiducia. A mio avviso è qui, nella ripresa della centralità della dimensione misterica ovvero mistica, che la religione si deve rigenerare: non per coltivare di nuovo ambizioni di primato, ma semplicemente per essere vera e curare senza altri interessi le ferite della condizione umana. Io penso che l’ inevitabile passaggio da una condizione di maggioranza a una condizione di minoranza sia una grande chance per il cristianesimo: quella di abbandonare la logica del potere che intende controllare le menti e i corpi degli esseri umani dicendo loro cosa devono pensare e come si devono comportare (come pretende ancora oggi la dottrina cattolica) e di assumere la logica del servizio verso la vita concreta e l’ esperienza spirituale dei singoli.

C’ è in gioco il passaggio dalla religione che si concepisce come unica verità cui convertire tutti, a quella che ama il dialogo perché sa che la verità è comunque sempre più grande e non è posseduta da nessuno. I giovani detti millennials queste cose non le sanno ma le sentono, e per questo nutrono un sostanziale disinteresse per il sapere dottrinale (teista o ateista poco importa) mentre mostrano reale interesse per la ricerca spirituale legata all’ esperienza personale. Sta alla Chiesa di Papa Francesco scegliere tra il mondo fittizio della teologia del catechismo e la domanda di vita dei nostri giovani.

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Vito Mancuso
Doctor en Teología Sistemática por la Pontificia Università Lateranense. Con Bachillerato en Filosofía por la Facoltà Teologica de Milano y Licenciatura en Teología por la Facoltà Teologica di Napoli. Es Profesor de la Facultad de Filosofia de la Università San Raffaele de Milano y de Teología de la Università degli Studi di Padova.